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Da alcuni anni la comunità parrocchiale di Porto S.Stefano, insieme ad altre parrocchie, alla Caritas, alle Amministrazioni comunali della Costa d’Argento, ad alcune associazioni umanitarie e di volontariato e privati cittadini è fortemente impegnata in progetti di solidarietà e sviluppo a favore delle popolazioni del Burkina Faso, paese dell’Africa sub-sahariana tra i più poveri del mondo. In Burkina operano da quarant’anni i Padri Camilliani, un ordine religioso missionario fondato da S.Camillo de Lellis. Tutta la loro attività ha come centro la Parrocchia di S. Camillo (paroisse Saint Camille), con la chiesa, i locali per le attività religiose, la casa dei Padri e delle suore e soprattutto il Centro Medico “San Camillo”composto da vari reparti che negli anni sono stati sempre più resi funzionali alle esigenze della popolazione (maternità, pediatria, pronto soccorso, sale operatorie, laboratori di analisi, farmacia, prima accoglienza per i malati di AIDS): tutto questo insieme di edifici è chiamato “la cittadella intorno al pozzo” (vedi articolo sotto).   La presenza cristiana e sanitaria dei Camilliani è a servizio della popolazione perché qui sono presenti quasi tutte le patologie conosciute in Africa: malaria, colera, tubercolosi, febbre gialla, meningite, tifo, polio, il morbo di Hansen o lebbra, e oggi soprattutto l’Aids, che proprio qui nell’Africa sub-sahariana colpisce la popolazione più giovane falcidiando la manodopera lavorativa e riducendo a 47 anni la speranza di vita.  

CENTRE MEDICAL SAINT CAMILLE a Ouagadougou, ospedale comprendente un reparto di maternità, pediatria, laboratorio di analisi, farmacia, pronto soccorso e un primo ambulatorio di accoglienza e visita per i malati di AIDS. Il Direttore sanitario di questo Centro che veda la collaborazione delle Suore camilliane e l’apporto di numerosi infermieri e personale laico è Padre Salvatore Pignattelli.

C.A.S.O. NOTRE-DAME de FATIMA a Ouagadougou, Centro di accoglienza residenziale per malati terminali di AIDS e malati di lebbra (morbo di Hansen). Inaugurato due anni fa questo centro è all’avanguardia per la cura e l’accompagnamento umano dei malati. Responsabile del centro e vero motore della carità cristiana per le anguste e polverose strade e capanne di Ouaga è fratel Vincenzo Luise, napoletano e per questo chiamato “il camorrista di Dio” (vedi articolo sotto).

CENTRE MEDICAL - OSPEDALE di Nanoro inaugurato nel gennaio 2002, a sostituzione di un piccolo dispensario non più sufficiente considerata l’area assai vasta della popolazione che vi faceva e fa tuttora riferimento. Il centro è attualmente diretto da Padre Gilbert Compaorè, religioso uno dei primi camilliani del Burkina Faso, coadiuvato da infermieri e da un chirurgo italiano e dall’anno scorso da una piccola comunità di suore camilliane.

  Sosteniamo queste strutture attraverso volontari e tecnici che ogni anno si recano sul posto per la manutenzione e la formazione e una diretta esperienza della vita missionaria. Inoltre ci impegniamo nella raccolta e spedizione tramite container di vario materiale (pannelli solari, pompe, generatori di corrente, infissi, sanitari, attrezzature elettriche e edili, medicinali, vestiario, materiale didattico, alimenti).

 

Oltre alla collaborazione con i Padri Camilliani, dal 2002 l’attenzione e le attività di promozione e solidarietà si sono allargate ad altre realtà del Burkina Faso, in zone più periferiche ai limiti del deserto del Sahel. Attraverso l’istituto delle adozioni scolastiche garantiamo la scolarizzazione, quindi lo sviluppo e l’educazione sanitaria, sociale, culturale di alcuni villaggi della savana. Oltre alla quota annuale (155 €uro) nel container che ogni anno inviamo in Burkina spediamo vario materiale scolastico e attrezzature necessarie all’attività didattica e ricreativa. La Direzione della scuola garantisce l’equa distribuzione ai ragazzi (compresi quelli che non ricevono il denaro dell’adozione). L’adozione scolastica permette alle famiglie di comunicare con i ragazzi e la scuola stessa attraverso lettere o disegni (per i bambini più piccoli), anche se ciò risulta particolarmente difficile considerate le condizioni sociali e ambientali di questi villaggi in piena savana o deserto, lontano anni luce dai nostri “minimi standard” di vita. Per i bambini della savana la posta, i francobolli sono realtà sconosciute: dobbiamo pertanto far intervenire la scuola e le suore che ogni tanto riescono a raggiungere la città e svolgere questo servizio. C’è anche un altro problema: la posta arriva solo in città e quindi per ritirarla le famiglie e i ragazzi avrebbero enormi difficoltà senza l’aiuto e la disponibilità delle suore responsabili della struttura scolastica.

 

Due precisazioni: in Burkina lo Stato laico vede con buon occhio le scuole cattoliche (che peraltro seguono in tutto e per tutto il piano di studi nazionale e sono continuamente sotto la direzione statale sia nella nomina degli insegnanti sia nell’organizzazione didattica); la scuola anche quella “cattolica” accoglie bambini e ragazzi di qualsiasi credo religioso, non solo i cattolici. Le stesse adozioni che noi promuoviamo riguardano indistintamente cattolici, mussulmani o appartenenti alla religione tradizionale africana (animisti): anche attraverso la scuola, quindi l’educazione e la crescita formativa, si contribuisce ad una piena tolleranza fra le religioni e una integrazione sociale e civile fra diverse confessioni religiose o anche etnie.  

Nostri referenti per il progetto delle adozioni a distanza sono in particolare:

- SCUOLA Elementare di Tougouri  attraverso le adozioni scolastiche a distanza e a fianco della scuola il Centro nutrizionale (CREN) per bambini prematuri o abbandonati che le Suore Domenicane della Presentazione con suor Maria e suor Edwige dirigono in mezzo a tante difficoltà.

- DIOCESI DI OUAHIGOUYA, al nord in una zona particolarmente segnata dalla siccità, vari progetti di formazione e promozione scolastica in collaborazione con l’OCADES (Caritas) diocesana. Assieme a questi progetti di adozione scolastica, ci siamo impegnati alla ristrutturazione di un piccolo presidio sanitario, il Centre Medical Notre-Dame de la Misericorde di Bam-Kongoussi.

Nel 2006 l’impegno della solidarietà e cooperazione missionaria si è allargato al Mali, a nord del Burkina Faso e in particolare con la Diocesi di Mopti (grande quanto l’Italia con appena sei parrocchie) attraverso la persona del vescovo diocesano Mons. Georges Fonghoro

La Parrocchia di Porto S. Stefano ha costituito al suo interno un gruppo di persone denominato “Gruppo-Missione Burkina Faso” che collaborano con il Parroco e Legale rappresentante don Sandro Lusini per tutto quanto riguarda le attività di aiuto, solidarietà e promozione inerenti al Burkina Faso e ai vari missionari, italiani e africani, che sul posto realizzano e seguono i vari progetti di tipo religioso (evangelizzazione), educativo (scuole e atelier di artigianato) e soprattutto sanitari (ospedali, lebbrosario, centro per malati di AIDS, dispensari).

Per informazioni circa il Progetto Missione/Burkina Faso:

Lusini don Sandro - 0564 81.29.36 - 338-3990731 E_Mail :  sandrolusini@icloud.com

per contributi :

IBAN IT 51 A 01030 72302 000000938413 c/o Monte dei Paschi di Siena - Filiale di Porto S. Stefano

intestato a Parrocchia S. Stefano Protomartire - Progetto Missioni

SquadraPaese dell’Africa occidentale e sub-sahariana confinante con il Mali, Costa d’Avorio, Ghana, Togo, Benin, Niger, colonia francese divenuta indipendente nel 1960, assume il nome attuale di Burkina Faso che nelle due lingue più diffuse, il morè e il dioula, significa "Paese degli uomini liberi" nel 1984, sotto la presidenza di Thomas Sankara, capitano dell’esercito molto amato dalla popolazione, soprattutto dai giovani, per il suo carisma e per il suo "rivoluzionario" programma di governo, brutalmente assassinato da un colpo di Stato nell’ottobre del 1987 ad opera di un gruppo di ufficiali dell’esercito capitanati dall’attuale presidente Blaise Compaorè.

Paese economicamente povero e privo di risorse alternative a quelle agricole e dell’allevamento, senza sbocchi al mare, è un altopiano desertico o semi-desertico (savana), divenuto famoso per le cronache giornalistiche nel 1973: tutto il mondo parlò del Sahel. Una terribile siccità si abbattè su questa regione, costringendo migliaia di persone, con il loro bestiame, a fuggire dai villaggi del nord alla ricerca di un po' di cibo e di acqua.

Oggi la situazione è pressocchè identica, il paese è ancora segnato dalla mancanza d’acqua e dalla desertificazione, da malattie vecchie come la lebbra e la malaria e malattie nuove come l’Aids, da un progresso limitato, da scarsi investimenti, da una modesta industria e da un’agricoltura ancora gestita in maniera tradizionale, i cui prodotti principali sono il miglio, sorgo, mais, arachidi, riso, shea (albero del burro), sesamo, cotone, e dall’ allevamento del bestiame, soprattutto bovino.

Alcuni dati statistici (fonte ONU settembre 2005)

Superficie: 274.200 Kmq  Capitale: Ouagadougou

Abitanti: 11.800.000

Densità: 31 abitanti/Kmq - Tasso d’Urbanizzazione: 9%

Reddito annuo lordo pro-capite: 1.120 $ USA - Moneta: Franco CFA

Vita media: 48 anni - Tasso mortalità infantile: 14,5%

Tasso di alfabetizzazione: 25% 

Classifica ONU in base all’indice di sviluppo umano: 175° posto su 177

Religione: culti animisti 65% - islamismo 25% - cristianesimo 10%

Lo si potrebbe dire “un barbone tra i barboni”, ma anche uno che si fa  lebbroso tra i lebbrosi”, tanto si identifica con le loro ferite.  Burbero, ma capace di una carezza. Prepotente, ma che si disfa il cuore in  mille pezzi per una folla di “streghe”, anziane donne cacciate dai villaggi che accoglie insieme a tantissimi altri malati mentali, ultimi tra gli ultimi. Che rispondono  sempre con un largo sorriso. Basso, tarchiato, capelli bianchi lunghi e incolti, barba altrettanto lunga e altrettanto incolta: fratel Vincenzo Luise sembra uscito da un film d’avventura. E in effetti la sua vita è stata un’avventura, al  servizio di Dio e dei fratelli più poveri.

Nato a Napoli, anzi a Spaccanapoli, da ragazzino era la disperazione di sua madre. Sempre in giro con una “banda” di altri  ragazzini, prepotente, selvaggio “Ero un vero camorrista”, dice di sé.  Poi l’incontro con il Signore, come sulla via di Damasco, improvviso. Un vero rovesciamento di tutte le prospettive. Decide di farsi camilliano. Nessuno crede che durerà nel suo proposito. “Invece eccomi qui, camilliano al cento per cento; in missione, come avevo desiderato”.  Lui non lo sa, ma è rimasto un camorrista, solo che oggi è un “camorrista di Dio”. Selvaggio, prevaricatore, simpatico, cuore aperto, mani bucate, sciatto nell’abbigliamento, la veste sempre di traverso,  anche se è “legata” in vita da un’alta cinta di cuoio grezzo.

Incredibilmente disordinato: nel suo studio-magazzino-rifugio, dove approdano tutti i disperati del mondo in cerca di cibo, di cure, di  attenzione, sono ammassati alla rinfusa sacchi di riso e miglio, scatole di siringhe usa e getta, medicinali, zucchero, caramelle, carta, i più incredibili attrezzi, lampadine, penne a sfera, quaderni di scuola,  strumenti musicali… Dal fondo buio degli angoli, può venir fuori di tutto!  La sua fede è tumultuosa come la sua vita.

La giornata di fratel Vincenzo Luise comincia presto al mattino, con la liturgia  delle ore e la santa Messa, in comunità. Poi, dopo aver preso in piedi una tazza di caffè, schizza fuori, salta (letteralmente, nonostante età e stazza) sul suo fuori strada, carico di siringhe, di sacchetti di riso e di antibiotici, tutto buttato lì alla rinfusa, i vetri  sempre coperti di polvere rossa, il pavimento sempre coperto di piccoli  sassi e mercanzia varia raccattata qua e là… insomma un’auto assolutamente in linea con il guidatore. E guidando spericolatamente per le intasatissime e sporche strade di Ouaga, comincia il suo giro quotidiano.  Nel suo mondo. Il mondo dei poveri.

Prima controlla lo stato di avanzamento degli ultimi lavori della Casa di accoglienza (C.A.S.O.) per ammalati di AIDS abbandonati. Dà istruzioni al  geometra e al capocantiere, controlla che non abbiano rubato materiali e se ne va  infilando giaculatorie con lo stesso tono che se fossero imprecazioni. Ancora sul fuori strada e giù, verso un gruppo di case della periferia. “Qui ci sono ancora lebbrosi, e mica pochi”. Entra nelle case, i bambini gli corrono incontro e gli si  appiccicano alla veste. Gli adulti, più rispettosamente, lo salutano con rispetto. Fratel Vincenzo per tutti ha una battuta, una carezza, un sorriso.             Medica piaghe che arrivano alle ossa, ferite antiche che non si rimargineranno mai. Consola mamme preoccupate. Invita altre, troppo giovani per avere coscienza dei pericoli, a preoccuparsi della febbre, troppo alta, di un bimbetto. “Torno nel pomeriggio con la medicina. Ma tu ricorda di dargliela regolarmente!”.

Ancora sul fuori strada; si riattraversa il centro della città  per arrivare ad un altro quartiere periferico. Altre famiglie povere. Altro stuolo di bimbi che vorrebbero saltare sul fuori strada. Anche qui  lebbrosi da medicare. Ce n’è uno di cent’anni, che non sente e non vede più. È ormai un mozzicone d’uomo che non vuole ancora spegnersi: mistero della vita. Nessuno lo pulirebbe e lo nutrirebbe se non ci fossero i giovani volontari di fratel Vincenzo.

Altro giro, altro regalo: ora fratel Vincenzo corre lungo il barrage che raccoglie l’acqua che disseta la città, acqua sporca, marrone, con nuvole d’insetti e zanzare. Con la mano indica una serie di campicelli, proprio lungo la diga, li indica con orgoglio. “Vedete? Sono i campi dei lebbrosi. Ciascuno ne ha un pezzo e ci coltiva  piante ornamentali, ortaggi, frutta che poi vende. Così ci ricava da  vivere con la famiglia…”.

Ma il giro non è concluso, ci sono ancora le “streghe”. Sono povere vecchie, cacciate dai propri villaggi perché accusate di essere delle féticheuses e di fare “fatture a male”. Vecchie innocue, quasi tutte un po’ fuori di testa, quindi non in grado di  gestirsi. Le ospita in un’officina abbandonata: una serie di capannoni bui, in cui queste poverette vivono alla meno peggio.  Coltivano arachidi, filano cotone, tessono stuoie. È il Centre Delwende di Tanghin. La direzione è affidata a due suore dell’Immacolata Concezione di Ouaga, una congregazione africana fondata nel 1963. Insieme alle anziane, c’è anche un gruppo di 50 uomini, tutte persone con forti disturbi mentali, confinati qui e praticamente abbandonati senza cure. Vivono in gruppi di casette costruite dalla  Caritas italiana. Fratel Vincenzo porta medicinali, viveri, allegria, a questi poveri fra i più poveri. Per tutti ha una battuta, una carezza. Le povere bocche sdentate ridono felici. Qualcuno si occupa ancora di loro, anche se  sono le “streghe di Tanghin”. Dopo le “streghe" il giro è davvero finito. Ma non per fratel Vincenzo: la preghiera, il vespro con gli altri camilliani della comunità, un  po’ di cena, in fretta, e poi di nuovo via, sulla fuoristrada ansimante, chissà verso quale meta, quale volto da soccorrere, quale occhi da incontrare... soprattutto da amare. Lui, il camorrista di Dio

OUAGADOUGOU - Nell’ampio spiazzo che idealmente tiene uniti la chiesa parrocchiale, i foyers per gli studenti, il Centro medico, le case parrocchiale e dei religiosi, in una posizione un po’ eccentrica, si vede un’alta ruota metallica: è il segno e lo strumento del grande pozzo al quale vengono ad attingere acqua molti abitanti del quartiere circostante (inutile dire che l’acqua potabile a domicilio è ancora un sogno!), uno dei più vasti della capitale del Burkina Faso. Come accade in tutti i territori flagellati dalla siccità, il pozzo è ben più che il luogo dove attingere acqua. È anche un luogo di ritrovo, di socializzazione: si riempiono i secchi, le taniche e ci si scambiano  notizie e informazioni.

Il pozzo è stato scavato dai Padri Camilliani, che l’hanno subito messo a disposizione di tutti. L’acqua che vi si attinge viene dalle profondità della terra ed è buonissima e fresca, costantemente controllata dal punto di vista igienico-sanitario. Già, perché questo è l’assurdo: una terra così secca, quasi desertica, frustata periodicamente dall’harmattan, che tormenta uomini ed animali per la sabbia fine e penetrante che trasporta, praticamente fa da coltre (e forse protezione) a grandi riserve idriche. È la mancanza di mezzi che impedisce di scavare il numero di pozzi necessari ad abbeverare la popolazione e ad assicurare i servizi igienici.  Si sa che l’acqua è vita. Per questo il pozzo sul sagrato è un simbolo potente per rappresentare una realtà davvero singolare: il Centro medico (Centre Médical Saint Camille) istituito dai missionari.

Il clima molto caldo (in estate si arriva a punte di 45° - 50°)  suggerisce di sfruttare le ore più fresche della mattina. Così fin dalle prime ore reparti, corridoi, cortili interni, viali di comunicazione del Centro si riempiono di un’incredibile quantità di persone: mamme con i loro piccolini appollaiati sul dorso o attaccati al seno, papà con i più grandicelli per mano, uomini e donne, giovani e vecchi, per lo più malati in cerca di diagnosi o terapie. Alcuni arrivano su scassati furgoni che fungono da ambulanze o su ancora più scassati taxi, per ottenere un ricovero. Altri hanno bisogno di interventi ambulatoriali, o di ricerche di laboratorio, oppure ancora di medicine gratis.   La stragrande maggioranza è gente povera, che i camilliani curano a titolo gratuito: qui ogni giorno arrivano circa mille pazienti con varie patologie mediche, partorienti e neomamme.

A dirigere il Centro è padre Salvatore Pignatelli, medico, specializzato in patologie tropicali e pediatria, oltre che un buon medico, è un sapiente organizzatore e un dirigente che sa farsi voler bene dal personale, anche da quello laico locale. Padre Salvatore è anche un buon prete. È lui che si prende cura spiritualmente delle suore, le Figlie di san Camillo: celebra con loro e per loro l’Eucarestia quotidiana, è il loro confessore... La sua presenza di medico delle anime è altrettanto preziosa quanto quella di medico dei corpi. Infatti, colonne portanti del Centro, insieme ai religiosi camilliani (ed al non trascurabile personale laico, fra cui le insostituibili “sages femmes”, le levatrici), ci sono alcune Figlie di San Camillo della piccola comunità (otto suore in tutto, sette burkinabé e un’italiana, suor Bernarda).

La maternità e il centro di patologia neonatale sono i fiori  all’occhiello dell’opera, insieme con il servizio di assistenza alle mamme e ai bambini. Il reparto maternità è piuttosto grande. Ci sono in media 20 –30 parti al giorno. Ci sono stanze a più letti. Ma anche stanze a quattro, tre e due letti, con aria condizionata, per chi ha mezzi. Il ricavato andrà a beneficio di chi non può (e sono la maggioranza!). Un giro per questo reparto dà la netta sensazione che il mondo è ben lontano dalla fine: “troppi” bimbi e “troppo” belli! Anche qui, all’uso africano, accanto a neonato e puerpera il resto della famiglia in una piacevole confusione di panni colorati, di pentole e stoviglie, di pannolini e di “ué-ué”.  Il reparto maternità sembra davvero un “mondo a parte”, rispetto alle altre realtà del Centro. Sembra riprodursi la vita del villaggio, con i panni multicolori stesi in terra ad asciugare (ci vogliono pochi minuti, con il caldo secco che c’è), le pazienti sedute sui gradini delle camere a mangiare i cibi cotti da loro stesse o dai parenti; in un angolo un gruppo di giovani donne musulmane, avvolte nei loro mantelli colorati che le coprono da capo a piedi (ma li indossano soltanto per la preghiera).

Il centro di patologia neonatale è una vera benedizione: abbastanza bene attrezzato (è in grado di fare ecografie), aiuta a risolvere molti problemi dati dalle nascite premature, tutt’altro che rare. Il servizio di assistenza alle mamme e ai bambini somiglia davvero ad un formicaio. Non c’è un briciolo di spazio che non sia occupato, si circola a fatica. Tutto sembra un po’ folle… Si pesano i bambini, si danno alle mamme informazioni sulla migliore nutrizione, si praticano le vaccinazioni (TBC, antipolio, antimeningite, BCG…). I bambini con un deficit grave di nutrizione, sono alimentati attraverso sonde: vedere questi piccolini (talvolta dal peso di pochi chilogrammi, anche se hanno già alcuni mesi di vita) con un tubicino che spunta dalle loro narici così piccole e delicate, fa pena e impressione. È però il solo modo per salvarli.

Sempre al Centro, si forniscono aiuti per il così detto planning familiare, educazione igienico-sanitaria, educazione sessuale, prevenzione e informazione sulle malattie, specie l’Aids o Sida, secondo la dizione francese. C’è anche un reparto pediatrico, in cui vengono curati i bambini d’età superiore. Qui è molto diffusa la malaria, quindi sono frequentissime le trasfusioni e le perfusioni (per rimediare alle disidratazioni). Il Centro comprende anche un poliambulatorio per adulti, il servizio di radiologia, il reparto di odontoiatria, la radiologia ed il laboratorio di analisi e ricerche, oltre la farmacia. Al poliambulatorio presta servizio fratel Giovanni Grigoletto.

Un’altra delle attività dell’instancabile fratel Giovanni sono le adozioni a distanza. In Burkina non è raro trovare ragazzini abbandonati, oppure con genitori troppo poveri per mantenerli. L’adozione a distanza è veramente un istituto provvidenziale. Fratel Antonio Zanetti, infermiere, è il responsabile della farmacia del Centro.      

Il coprifuoco, al Centro, specialmente nel reparto maternità, arriva piuttosto tardi la sera. Fino all’ultimo, nelle varie stanze, per i corridoi, si intrecciano chiacchiere. Una maniera per esorcizzare la paura, il dolore, il senso di smarrimento per cose che non si capiscono, per la lontananza da casa, dai propri parenti. Lontano, oltre il cancello, si sentono i rumori della città, della vita ordinaria. Tutti sperano di tornarvi al più  presto, finalmente sani. La cittadella della salute non dorme mai del tutto, anche la notte ci sono i turni di guardia; le donne musulmane recitano l’ultima preghiera prima di ritrarsi, i padri e le suore le hanno già precedute in questo atto che tutti unisce; un cielo di velluto si stende teneramente sui malati e sui sani, come una coperta leggera e soffice. Domani comincerà un'altra giornata convulsa, ma sarà comunque un altro giorno.

In Africa in cerca della Chiesa

Fra qualche giorno, per la settima volta, tornerò nel Burkina Faso, in Africa, l’altra Africa, la vera Africa. L’Africa dei poveri villaggi di mattoni cotti al sole, dei bambini denutriti e martoriati dalle malattie, l’Africa dagli ampi spazi assolati e battuti dall’harmattan, il vento di sabbia che dal deserto del Sahara lancia come saette le sue fiamme di fuoco e polvere, bruciando sempre più i volti e gli occhi di una popolazione semplice, serena, ospitale. Ma anche l’Africa dei missionari, di tanti missionari che quaggiù lavorano senza pregiudizi, con l’entusiasmo dei primi apostoli del Vangelo parlano di Cristo, che annunciano una salvezza, certo eterna, ma che non li distoglie dal lottare per la liberazione dell’oppresso contro la fame, l’ingiustizia, le malattie, le divisioni tribali, le calamità naturali e il profitto delle multinazionali. L’Africa di un cristianesimo vivace, genuino che spesso cozza contro la morale borghese delle nostre comunità e la pastorale stanca e stantia delle nostre parrocchie, contro un cristianesimo, il nostro, non più profezia e buona novella che tanti cristiani subiscono quasi fosse una maledizione simile a quelle tremende epidemie che di stagione in stagione mettono a dura prova la sopravvivenza di un popolo, quello africano, sicuramente più forte di ogni avversità. Qui, nel Burkina, sono ancora evidenti i segni di un colonialismo veramente "selvaggio" iniziato già nel XVI secolo, con il commercio degli schiavi: trecento anni di rastrellamenti, di retate, di imboscate e cacce organizzate dai bianchi, spesso con l’aiuto di predoni arabi e alleati cristiani. Milioni di giovani africani furono deportati al di là dell’Atlantico e in Europa in condizioni disumane, stipati nelle stive come animali in gabbia (e ancora oggi, nel 2001, in Liberia, Sierra Leone, Sudan, Congo, Ruanda, Somalia... nuove forme di schiavitù, di soprusi, di stragi). Perseguitata e indifesa, l’Africa è stata spopolata, devastata, distrutta. Intere zone del continente restarono deserte, la macchia sterile ricoprì regioni fiorenti, ma soprattutto nella memoria e nella coscienza degli africani hanno inciso il colonialismo e lo sfruttamento economico, la spartizione arbitraria delle sue terre da parte delle potenze occidentali e l’aver favorito, incitato, armato conflitti etnici e tribali. Accanto a questi soprusi, le catastrofi climatiche, l’analfabetismo, la mortalità infantile che è la più elevata del mondo. In un fisico debilitato e denutrito anche le malattie meno gravi, un’influenza, una dissenteria, una infezione diventano letali. Quasi tutte le patologie conosciute sono presenti in Africa in forma endemica: malaria, colera, tubercolosi, febbre gialla, meningite, tifo, polio, bilharzosi... i virus più micidiali come Ebola o il morbo di Hansen, la lebbra, e oggi soprattutto l’Aids, che proprio qui nell’Africa sub-sahariana colpisce la popolazione più giovane falcidiando la manodopera lavorativa e riducendo a 47 anni la speranza di vita.

A favorire l’Aids certo contribuiscono la promiscuità sessuale incoraggiata da certe culture tradizionali e religiose (poligamia, islamismo), ma anche i conflitti etnici, le migrazioni forzate, la malnutrizione e il conseguente abbassamento delle difese immunitarie, l’assenza di cure e informazione, di scolarizzazione e prevenzione. Usanze atroci come l’escissione e l’infibulazione (mutilazioni dei genitali femminili) sono pratiche dure a morire, nonostante siano considerate illegali ufficialmente vengono di fatto praticate sul 90% delle donne: le conseguenze sulla salute sono gravi e talvolta fatali, emorragie, infezioni, tumori all’utero e alle ovaie, gravidanze a rischio, ma anche dal punto di vista psicologico e sociale è una pratica di dominio e di privazione della libertà individuale: in molte zone dell’Africa e del Burkina, alle donne, sottomesse alla volontà dell’uomo, sono richieste mansioni da animali domestici o da soma: trasportare acqua e legna, procurare il cibo, sfornare figli maschi. Ma allora a che serve andare quindici giorni in Africa, nel Burkina Faso, in uno dei paesi più poveri del mondo dove tutte le contraddizioni e le vicende del continente nero sono ampiamente presenti? Andiamo solo a consegnare medicine, pannelli solari, quaderni, materiale di ogni tipo per scuole e ospedali, denaro che con generosa fiducia molti ci danno perchè di persona lo portiamo, evitando pericolosi incidenti di percorso? Perchè andiamo nel Burkina, e in questi anni molte persone, tra cui diversi giovani della nostra Diocesi, hanno voluto conoscere e sperimentare "in diretta" la vita delle missioni, l’opera della Chiesa, di ordini religiosi e di volontari laici? Andiamo soprattutto per incontrare, sostenere, incoraggiare missionari innamorati di Cristo e della sua Parola di salvezza, di liberazione, di promozione umana; missionari che parlano di Gesù, della gioia di vivere e della speranza non solo con le parole, ma soprattutto con la vita, missionari che fanno maturare una coscienza di Chiesa genuina, evangelica, una Chiesa-famiglia di Dio. Missionari con un volto e una storia di ordinaria, quotidiana santità, non eroi, ma uomini e donne che senza alcuna sponsorizzazione mediatica fanno trasparire il sereno sorriso di Dio e danno continuità a quella schiera di santi che è il tesoro più prezioso della Chiesa e il miglior investimento per l’umanità. E allora, a ben riflettere, andiamo nel Burkina per ricevere e non per dare, per imparare il senso di Dio, per riscoprire l’energia liberatrice della fede, della condivisione, per disintossicarci da un cristianesimo di facciata, infantile, credulone e superstizioso, molto di più di quanto lo sia quello africano (e lo testimonia il successo e il potere da noi, di cartomanti, maghi, oroscopi, ciarlatani, anchorman televisivi onnipotenti, veggenti e visionari di ogni genere e specie). Un cristianesimo che nel nostro ricco e sazio occidente va alla frenetica ricerca di miracoli di guarigione, diavoli da cacciare e "madonne" da consolare, sempre pronte a versar fiumi di lacrime (meglio ancora se di sangue), reclamizzate da emittenti radiofoniche assai invadenti che minacciano spaventosi castighi sull’umanità, definita sempre corrotta, malvagia e miscredente. Un cristianesimo che, spesso con la compiacenza acuta delle gerarchie ecclesiastiche, s’allea col potente di turno, ama le "adunanze" oceaniche per mostrare i muscoli(!) e s’affida ad un miracolismo alla "padrepio" e ad un devozionismo lontano dal Vangelo che esalta il "santo frate" come una "star" divenuto ormai appannaggio di attori, attrici, vip, ballerine e frati dalla barba sempre più liscia e dalla borsa sempre più pesante ma che non ne imitano la scelta radicale di vita. Un cristianesimo che cerca di umiliare l’intelligenza (l’intelligenza della fede, beninteso!) con segreti di Fatima da svelare, immagini miracolose da guardare e da comprare, messaggi apocalittici da accogliere come parola di Dio e allora Medjugorje e un "padrelivio" qualsiasi diventano più importanti e autorevoli dispensatori di Grazia dello stesso nostro Signore. Povero Gesù che credeva nella libertà e nella capacità di aver fede nella sua Parola, senza per questo voler trasformare per forza le pietre in pani; povero "illuso" che cercava di non pubblicizzare i suoi miracoli, ma se ne fuggiva via quando questi diventavano centro di potere, povero "sognatore" che amò fino alla morte questa umanità e non volle umiliarla scendendo dalla croce, ma arrivò fino in fondo, fino al sepolcro, fino agli inferi, e risorto apparve solo a pochi e a chi aveva fede. Ecco, vado in Africa anche per questo: sono i miei Esercizi Spirituali, il mio "cammino", il mio fine settimana di spiritualità, il mio aggiornamento pastorale. Vado per toccare una Chiesa effervescente e dinamica senza tanti gruppi, gruppetti e movimenti, una Chiesa "estroversa" che sa abbattere i bastioni di tradizioni ammuffite per meglio far circolare la novità dello Spirito, una Chiesa dove soprattutto i giovani sanno essere "sentinelle" di Cristo senza essere "Papa boys". E’ commovente partecipare agli incontri di catechesi e alle liturgie: dal catechismo per l’infanzia a quello degli adulti, dalla preparazione al matrimonio alle prove di canto in ambienti semplici ma dignitosi, nessun sussidio speciale ma solo la Bibbia ed il Concilio: senza l’assillo dell’orologio e la schizofrenia del cervello si ha la percezione più autentica del "mistero" del Regno di Dio che cresce, lievita, matura di giorno in giorno. E allora il grande baobab, l’albero della savana, ricorda veramente l’evangelico granello di senape che diviene un albero gigantesco sul quale gli uccelli del cielo fanno i loro nidi e trovano riparo (Mt 13,31).

Non è possibile trasportare nella nostra vecchia Europa il baobab, ma l’entusiasmo e questi semi del Regno di Dio sì, e anche se non è oro tutto quello che luccica perfino nella Chiesa africana, il continente nero, ancora per un bel po', forse siamo noi.

don Sandro

 

Quale solidarietà con le missioni?

Di ritorno dal viaggio di "solidarietà con le missioni " nel Burkina Faso sono tante le emozioni e i ricordi impressi nel mio animo, soprattutto sento viva e profonda la percezione di aver fatto un’esperienza ecclesiale veramente autentica. Partendo per l’Africa avevo inviato al settimanale diocesano uno scritto sul significato di questo viaggio: trovo il testo pubblicato un po' cambiato, "censurato" (ma non importa, l’essenziale c’è!), soprattutto mi è piaciuto il titolo "in Africa in cerca della Chiesa", perchè ha colto la motivazione di fondo che spinge tante comunità, sacerdoti, laici a realizzare legami sempre più forti con le missioni e i missionari e soprattutto con le chiese locali. Trovo anche la lettera di don Gianluca dal Mozambico bella, vera, precisa sull’esperienza missionaria ma forse un po' troppo severa nei confronti di un precedente articolo e di una associazione che si era sensibilizzata e mossa per le missioni e i "poveri negri". Vorrei, senza nessuna voglia di polemica, sottolineare come l’attenzione alle missioni da parte di alcune comunità della nostra diocesi non si esaurisca solo in un sostegno di tipo materiale, ma dietro ogni gesto, anche di natura economica, c’è sempre un sacrificio, una rinuncia, un sentimento di autentico amore: è dalla preghiera, dalla fede genuina e semplice della nostra gente che ha origine la carità e la solidarietà che "portiamo" ai missionari. Se perfino Gesù nel Vangelo si "limita" ad usare come criterio di giudizio finale "anche solo un bicchiere d’acqua fresca dato in suo nome" (Mt 10,42; 25,31ss.), comprendiamo bene il valore immenso, non riconducibile a nessun parametro di mercato, di ogni segno d’amore che riusciamo a condividere con chi non ha o si trovi in condizioni di indigenza, non certo per scelta o per sua responsabilità. Don Gianluca fa bene a ricordare che la Chiesa esiste per l’evangelizzazione e che la missione della Chiesa è stata, è e sempre sarà l’annuncio di Cristo e la più autentica testimonianza cristiana è la condivisione, il vivere "con" la gente, nella semplicità delle fede, della comunione e della fraternità di piccole comunità dove ognuno è protagonista e la dignità battesimale è l’unico "titolo" che conti. Tuttavia non possiamo non considerare come l’evangelizzazione si accompagni alla promozione umana e come sia "giusto" da parte nostra condividere quello che abbiamo con chi manca del necessario per vivere: per giustizia (e la giustizia è la prima forma della carità) e non per pietà o assistenzialismo le nostre comunità dell’Occidente, tanto la Chiesa quanto la società civile e politica, devono radicalmente cambiare il loro modo di porsi in relazione ai paesi del terzo e quarto mondo e dell’Africa in particolare. L’anno scorso nella "Rivista del clero italiano" (ripresi abbondantemente anche dalla stampa cosiddetta laica) sono usciti due articoli di due missionari d.o.c. il saveriano Meo Elia e Piero Gheddo del PIME che hanno sapientemente, anche se con prospettive diverse, parlato della "missione" della Chiesa, del lavoro dei missionari, delle sfide che oggi toccano l’annuncio del Vangelo in un continente, l’Africa, che avrà nel prossimo futuro un ruolo sempre più rilevante per la Chiesa e per il mondo. Vorrei brevemente richiamare qui alcune delle considerazioni di Piero Gheddo, per il quale l’unica via per lo sviluppo dell’Africa è l’educazione, la formazione e sopratutto quanto l’Africa abbia bisogno di Gesù Cristo, citando Madre Teresa "la prima povertà dei popoli è di non conoscere Cristo". L’Africa ha bisogno di Cristo! I 7.000 missionari e missionarie italiani in Africa si limitano a scavare pozzi e curare i malati? No, annunziano con la parola e la testimonianza di vita che la salvezza viene da Cristo, come noi stessi abbiamo potuto ammirare nel volto rude e nelle parole piene d’affetto di fratel Vincenzo nel fasciare ed abbracciare i suoi lebbrosi. La missione della Chiesa non è una Croce Rossa di pronto intervento là dove ci sono piaghe da sanare, profughi da assistere, affamati da nutrire. Certo le medicine, le strutture, gli aiuti sono importanti e necessari, ma di più lo è una carezza, un abbraccio, una parola per sperare, per sorridere, per andare avanti: questo fanno i missionari, questo sono i missionari, una presenza "sacramentale"di Gesù Signore. Non esente da fraintendimenti pericolosi è stata secondo Gheddo anche la campagna ecclesiale, in occasione del Giubileo, per il debito estero: la CEI trattando gli aspetti finanziari del debito non ha spiegato che, anche perdonato tutto il debito, se non cambia nulla nei paesi interessati, fra cinque anni saranno più indebitati di più di oggi. Non ha detto che il contributo maggiore della Chiesa italiana allo sviluppo integrale dell’Africa sono i 7.000 missionari, missionarie, volontari laici che donano la vita per portare il messaggio nuovo e sconvolgente di Gesù Cristo, è l’educazione delle coscienze secondo i valori del Vangelo, la dignità di ogni essere umano.  Anzichè chiedere solo soldi, continua P.Gheddo, perchè non chiediamo che giovani diano la loro vita, il loro tempo, le loro energie come missionari: se, accanto ai missionari per vocazione, ci fossero non 300 volontari laici come oggi, ma 50.000 giovani di grandi ideali disposti a sacrificarsi per qualche anno, sicuramente l’Africa e gli altri "paesi sottosviluppati" avrebbero maggiori speranze di progresso, anche se altri fattori sociali, politici, economici dovrebbero intervenire a determinare la crescita integrale di questi popoli, ancora oggi facile preda di un nuovo e più pericoloso colonialismo. I missionari spesso sono applauditi, ma poco spesso aiutati e imitati nel loro approccio fraterno e disinteressato: è quanto mai importante allora che comunità ecclesiali, associazioni, singoli cristiani siano loro vicino, facciano sentire concretamente la loro solidarietà, li incontrino proprio là dove essi giocano la vita per Uno che la vita l’ha giocata sul serio per tutta l’umanità. Ogni volta che abbiamo visitato le varie missioni, incontrato realtà sociali ed ecclesiali completamente diverse dal nostro stile di vita e di fede, abbiamo vissuto una forte esperienza di fraternità, di comunione, di incoraggiamento e stimolo reciproco, non tanto per "le cose" o gli "aiuti" portati quanto per il contatto umano e il vicendevole scambio di esperienze, conoscenze, sensibilità, l’attenzione alla persona, alla sua storia, alla sua condizione, il mettersi l’uno accanto all’altro senza nessuna presunzione di essere più grandi o migliori. Ma il risultato più evidente di queste esperienze, di questi viaggi è la riscoperta di un nuovo stile e di una nuova coscienza umana ed ecclesiale: una maggiore semplicità di vita, l’esercizio del consumo critico, il sostegno al commercio equo e solidale, investire nella finanza etica, partecipare con la carità delle proprie risorse a progetti seri e affidabili. Anche se rimaniamo solo per pochi giorni, la solidarietà con le missioni diviene per tutti un dono, uno stile di vita secondo quelle parole scritte non so da chi, non so dove "l’amore qualifica chi ama, non chi è amato".

don Sandro

Reportage dalla Missione in Burkina Faso (gennaio/febbraio 2005)

 

In missione con i ....Santi

Quest’anno, il mio annuale viaggio in Africa, si è svolto in compagnia di due figure “veramente eccezionali”: Santa Teresa del Bambino Gesù e il servo di Dio Charles de Foucauld. No, state tranquilli, il sole non mi ha dato alla testa, né ho avuto “visioni”. La presenza di questi due giganti della fede, che hanno illuminato con la loro vita e la loro santità i grigiori del secolo appena trascorso, secondo la felice intuizione di un grande teologo come il Padre Congar, ha caratterizzato l’esperienza a contatto con i missionari e reso manifesta la vivacità e il desiderio di santità di una chiesa giovane e dinamica come quella burkinabè. Andiamo per ordine.

Da metà gennaio, l’urna con le spoglie mortali di Santa Teresina, Patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa, sta facendo il pellegrinaggio delle diocesi del Burkina Faso: accolte solennemente da tutto l’episcopato, sacerdoti, religiosi e religiose, ma soprattutto da una folla innumerevole di credenti, la “piccola Teresa”, rimasta sempre chiusa nel Carmelo di Lisieux, vive in maniera quasi reale quello che era stato da sempre il suo più grande desiderio: la vita per le missioni. “Nel cuore della chiesa, mia madre, io sarò l’amore” : questa frase che esprime il carisma specifico di santa Teresa, della sua vita di preghiera e di offerta d’amore per l’evangelizzazione dei popoli, ha segnato l’annuale pellegrinaggio dei cristiani al Santuario mariano di Yagma, alla periferia di Ouagadougou e la giornata di spiritualità con i malati che la Parrocchia e il Centre Médical di S. Camillo hanno sapientemente fatto vivere ad una folla immensa di ragazzi, giovani, adulti e soprattutto malati di ogni genere che dalle 15,00 del pomeriggio fino alle 23,00 della notte si sono stretti intorno all’urna delle reliquie con danze, canti, invocazioni e momenti di silenzio e venerazione che mi hanno lasciato profondamente commosso. Mai ho visto tanta fede, tanta semplicità di fede e soprattutto tanta intensa preghiera: le circa otto ore (compresa la Santa Messa) sono passate meravigliosamente, nonostante il caldo e il vento sabbioso della savana.

L’altra figura che ha accompagnato il mio viaggio in terra d’Africa è forse meno conosciuta, rispetto a santa Teresina, dal grande “pubblico” dei credenti: Charles de Foucaild, nato nel 1858 da una aristocratica famiglia francese, militare, dalla vita dissoluta e ribelle, esploratore del Marocco e del Sahara, dopo una lunga crisi mistica si converte a Parigi entrando per caso nella chiesa di S.Agostino, decide di farsi trappista, poi domestico delle clarisse di Nazateth, infine prete e monaco, trascorre gli ultimi anni nel nascondimento totale e nella preghiera di adorazione come “fratello universale” nel deserto del Sahara, prima a Beni-Abbés, poi nell’Hoggar algerino, infine fra i tuareg di Tamanrasset. Qui, il 1 dicembre 1916, muore a causa di una banda ribelle ucciso con un colpo di fucile da un ragazzo di 15 anni. Muore solo, senza nemmeno un compagno, vittima della violenza nonostante tutta la sua vita fosse stata dedita all’accoglienza e alla testimonianza silenziosa dell’amore, al prossimo e a Gesù-Eucaristia.  Passeranno più di vent’anni prima che la sua eredità spirituale e il suo carisma trovasse seguito nei Piccoli Fratelli e nelle Piccole Sorelle di Gesù e poi in altre forme di vita apostolica. In questo anno Charles de Foucauld sarà Beatificato a Roma.

Nella terra d’Africa, nel Burkina Faso, paese al limite del grande deserto del Sahara, tanto amato da Ch. De Foucauld, per volere del vescovo Mons. Philippe Ouedraogo il 2 febbraio c’è stata la prima professione di un monaco (accompagnato da 5 novizi) che si ispira alla spiritualità di Charles de Foucauld e di fatto prende vita un monastero di clausura, con annesso un piccolo eremo. La comunità parrocchiale di Porto S.Stefano conosce molto bene Mons. Philippe e circa tre anni fa, tramite il sottoscritto, aderì all’appello per aiutare e sostenere la costruzione di questo monastero (insieme alla Cattedrale, al seminario e ad un piccolo dispensario medico). Segno della risposta che in questi anni ha accompagnato la realizzazione di queste opere, durante la celebrazione della consacrazione monastica, è stata la consegna di una campana che segnerà il ritmo della preghiera e dell’adorazione in pieno deserto. E’ stata una cerimonia semplice, povera, ma di grande intensità spirituale: l’Africa non ha solo bisogno di medicine, ospedali, scuole o pozzi, l’Africa, ma anche il resto del mondo, soprattutto, ha bisogno di Cristo, ha bisogno del vangelo, ha bisogno di semplicità, di autentica spiritualità e preghiera.

Ecco il viaggio di quest’anno, in terra missionaria, a diretto contatto con i missionari, è stato segnato dalla presenza di queste due figure di grande spiritualità e santità. Ovvio che non sono mancate le visite alle scuole con i vari progetti di adozione scolastica, la visita alle strutture ospedaliere dei Padri Camilliani (Centro Medico, Ospedale di Nanoro, Centro di accoglienza per i malati terminali di AIDS, il lebbrosario e altri dispensari e centri sanitari), la distribuzione, fra le varie strutture missionarie, del materiale inviato durante l’anno attraverso due container.

Un grazie sincero a tutti, privati e istituzioni pubbliche, che sia in occasione del viaggio, sia durante l’anno hanno dimostrato tanta sensibilità e generosità permettendo la possibilità di promuovere diversi progetti di cooperazione e solidarietà  a favore di una delle popolazioni più povere del pianeta.

                                                                                                            don Sandro

Cammino di carità nel cuore dell’Africa (2007)

Burkina Faso: gioie e dolori in terra africana

Anche quest’anno per la dodicesima volta mi sono recato, accompagnato da un gruppetto di parrocchiani e da un sacerdote di Napoli mio compagno di Seminario, in Africa (Burkina Faso e Mali) per rinsaldare i vincoli di comunione e cooperazione che  legano la nostra Chiesa con le missioni.

Al nostro arrivo all’aeroporto siamo stati accolti da due vescovi, Mons. Philippe e Mons. Joachim, dai Padri Camilliani, dalle suore, da alcuni sacerdoti burkinabè delle Diocesi di Ouahigouya e Dori. Un clima di famiglia, di fraterna amicizia ha accompagnato il nostro soggiorno e i vari incontri. Tra i più significativi: la condivisone delle attività pastorali e sanitarie della comunità camilliana diversificata nei vari settori (la parrocchia, il Centro medico, il Centro di accoglienza per i malati terminali di AIDS, le suore con le loro molteplici attività educative e di supporto al Centro medico). Entusiasmante è stata la nostra presenza alla vita ecclesiale della chiesa burkinabè come il pellegrinaggio e la Messa ricca di canti e danze culminanti con l’adorazione eucaristica al santuario mariano di Yagma, la partecipazione all’erezione di una nuova parrocchia intitolata al beato Charles de Foucauld a Sabsè con una celebrazione di oltre cinque ore, la benedizione dell’altare della nuova cappella del Seminario di Ouahigouya, l’incontro con i seminaristi, i superiori e il dono un po’ particolare di 22 completi da calcio della Fiorentina inviati da don Antonio Metrano a ricordo del suo 25° anniversario di sacerdozio, subito indossati con orgoglio dai giovani “campioni” (nella foto).

            Durante il soggiorno abbiamo potuto consegnare il materiale inviato dalla parrocchia di S. Stefano tramite un container: materiale sanitario e medicinali con un’autoambulanza, 6 impianti voce per chiese, materiale scolastico, vestiario, generi alimentari, attrezzature da lavoro, arredi liturgici. Anche quest’anno è stata fatta un’escursione in Mali, nella diocesi di Mopti dove accolti e ospitati dal vescovo Mons. Fonghoro abbiamo consegnato una discreta somma di denaro per sostenere l’attività pastorale di una diocesi grande quanto l’Italia con appena sei parrocchie e appena il 2% di cristiani in una terra a forte maggioranza mussulmana e animista. Particolarmente gradito il dono di 6 ostensori consegnati al vescovo per le sei parrocchie in preparazione al prossimo Congresso Eucaristico: l’Africa ha soprattutto “fame” di Cristo, non solo di pane!

Gli ultimi giorni della nostra visita li abbiamo dedicati ai bambini delle adozioni scolastiche a distanza. Suor Maria e suor Edwige a Tougouri, suor Esther a Nanoro ci hanno accompagnato nelle varie scuole per verificare il lavoro svolto nel campo dell’educazione e dell’istruzione: è questo un altro importante tassello dell’aiuto allo sviluppo dell’Africa e della chiesa. A Nanoro non poteva non mancare la visita al Centre medical Saint Camille, l’ospedale dei camilliani che in questi anni ha visto concentrato lo sforzo dei nostri aiuti e della nostra cooperazione. Purtroppo abbiamo vissuto anche il dolore dei camilliani per l’improvvisa morte in un incidente d’auto di P. Gilbert Compaorè, direttore del Centro medico e uno dei religiosi con cui negli anni si è consolidata l’amicizia, la stima e la collaborazione. La sua morte ci ha messo a contatto con la profondità della fede dei burkinabè: tutti, sacerdoti, novizi, suore, laici ci hanno dato una testimonianza di coraggio e di speranza cristiana fuori dell’ordinario. Sarà la continua vicinanza con il dolore, la sofferenza e la morte ma anche in questo avvenimento tragico abbiamo riconosciuto la forza e la dignità del popolo africano, la serenità di una comunità religiosa che ogni giorno si spende, alla sequela del Cristo, per sollevare le ferite della povertà, dell’emarginazione e della malattia.

 

Cuore Nero 2005

Il calendario Cuore Nero 2005  è stato realizzato per la prima volta per far conoscere il progetto di aiuto e solidarietà, ma soprattutto per presentare la figura e l’opera di alcuni missionari “davvero speciali”.  La copertina, e all’interno alcuni mesi del calendario, sono dedicati a fratel Vincenzo Luise, camilliano, figura “classica” del missionario: barba lunga e incolta, vestito lacero, mani e cuore grandi nel soccorrere e sanare le piaghe di un’umanità ferita e dolente ma non sconfitta o rassegnata, con tanta voglia di vivere e di guardare con speranza al futuro. La sua immagine tozza e sorridente che con la barba accarezza la testolina di una bambina, Louise, tenuta in grembo con tanta tenerezza e gioia è stata l’immagine simbolo di quel primo calendario. Accanto alla foto un testo bellissimo del poeta Nazim Hikmet (Ultima lettera al figlio) che riassume benissimo l’opera non solo di fratel Vincenzo ma anche di tanti missionari e volontari che spendono la loro vita e le loro energie per altri fratelli indifesi e spesso dimenticati.

Prima di tutto l’uomo

Non vivere su questa terra

come un estraneo o come un turista della natura.

Vivi in questo mondo

come nella casa di tuo padre:

credi al grano, alla terra, al mar

ma prima di tutto credi all’uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri

ma prima di tutto ama l’uomo.

Senti la tristezza del ramo che si secca,

dell’astro che si spegne,

dell’animale ferito che rantola,

ma prima di tutto

senti la tristezza e il dolore dell’uomo.

Ti diano gioia tutti i beni della terra:

l’ombra e la luce ti diano gioia,

le quattro stagioni ti diano gioia

ma soprattutto, a piene mani

ti dia gioia l’uomo!

Cuore Nero 2006

Le fotografie del calendario Cuore Nero 2006 sono un omaggio agli uomini, alle donne, ai vecchi e ai bambini della savana. I loro occhi, i loro volti riarsi dal sole e dall'harmattan, il vento sabbioso del deserto, trasmettono tanta voglia di vivere, tanto coraggio, tanta speranza. Ma che vogliono denunciare anche l'oblio in cui versa oggi il continente africano e per questo abbiamo utilizzato le parole di una delle sue figure più rappresentative Aminata Traoré, donna ed ex ministro della Cultura in Mali, che nel libro L'immaginario violato ha descritto lo stato di decadenza del continente africano come l'inevitabile conseguenza della prepotenza del sistema mondiale e del suo disegno mercantilista e disumano. Perché l'Africa si riappropri di un progetto che sia solo suo, è necessario che si ricostituisca l'immagine che ha di se stessa, quella immagine che l'Occidente ha così tante volte violato, manipolato, sfruttato: bisogna che l'Africa scriva la parola fine alla violazione dell'immaginario. Con estrema lucidità scrive: "Dobbiamo sottrarre i nostri paesi all'impero e all'influenza della menzogna. «Tutto tranne le armi» è una delle iniziative dell'Unione Europea nei suoi rapporti con il continente africano. A nostra volta proponiamo ai padroni del mondo la parola d'ordine «Tutto tranne la menzogna»: la menzogna su noi stessi, sul nostro ruolo nella produzione delle ricchezze, sulle conseguenze della schiavitù, sulla colonizzazione, sul debito estero, sulle regole del commercio mondiale, su diritti dell'uomo e sulla democrazia. Più verità e più etica dissiperanno le nuvole che oscurano il cielo con il loro fardello di paure e di odio… La mondializzazione è un processo irreversibile, ma un altro mondo è possibile. Occorre un cambiamento dei cuori e degli spiriti… Oggi occorre costruire una visione più fraterna del mondo… Sono stanca delle immagini di un' Africa povera, derelitta, in guerra… Un'altra Africa è possibile, solo se un'altra Europa e un'altra Italia saranno possibili. Cominciamo a lottare contro l'indifferenza" La copertina e le foto del calendario, in bianco e nero, esprimono il forte contrasto che sta vivendo oggi l'Africa: gli occhi impauriti di una bambina che con fatica si porta alla bocca un po' di cibo e accanto un testo denuncia di una teologa evangelica tedesca Dorothee Solle, un testo che nonostante il titolo "negativo" si apriva all'utopia, alla speranza, al sogno di Dio, "cieli nuovi e terra nuova, dove abiterà la giustizia".

Non Credo

Non credo al diritto dei più forti,

al linguaggio delle armi,

alla potenza dei potenti.

Voglio credere ai diritti dell'uomo,

alla mano aperta,

alla potenza dei non-violenti.

Non credo alla razza o alla ricchezza,

ai privilegi, all'ordine della forza e dell'ingiustizia:

è un disordine.

Non credo di potermi disinteressare

a ciò che accade lontano da qui.

Voglio credere che il mondo intero

è la mia casa e il campo nel quale semino,

e che tutti mietono ciò che tutti hanno seminato.

Non credo

di poter combattere altrove l'oppressione,

se tollero l'ingiustizia qui.

Voglio credere che il diritto è uno,

tanto qui che altrove,

che non sono libero

finché un solo uomo è schiavo.

Non credo che la guerra e la fame siano inevitabili

e la pace irraggiungibile.

Voglio credere all'azione semplice,

all'amore a mani nude,

alla pace sulla terra.

Non credo che ogni sofferenza sia vana.

Non credo che il sogno degli uomini resterà un sogno

e che la morte sarà la fine.

Oso credere invece,

sempre e nonostante tutto,

all'uomo nuovo.

Oso credere al tuo sogno, o Dio,

un cielo nuovo, una terra nuova dove abiterà la giustizia.  

Cuore Nero 2007

Presenta uno spaccato di quell'Africa che esula dai documentari e che invece abbiamo potuto toccare direttamente, incontrando le persone nel loro ambiente, nella loro quotidianità. Un'Africa fatta di volti, di occhi, di sorrisi, ma anche di fatica e di disagio, di speranza, di voglia di imparare e di crescere, di reale desiderio di vivere. Ogni mese, accanto alle immagini, frasi tratte da autori africani contemporanei o direttamente prese dalle tradizioni orali dei popoli del Sahel. Un abbinamento quanto mai riuscito, dove parola e immagine si fondono in un unico messaggio d'amore per questa terra da noi occidentali profanata e umiliata. Per questo nell'ultima di copertina un testo di Oliviero Toscani è come un "pugno sullo stomaco"

Mal d'Africa

Ci sono due mal d'Africa.

Il nostro, che è come un sogno.E il loro che è come un incubo.

Il mal d'Africa bianco è dolce come la vita,

quello nero è amaro come la morte.

Per noi il mal d'Africa è un bellissimo ricordo,

per loro è un pessimo futuro.

Il vero mal d'Africa non viene a chi parte.

Rimane a chi resta.

Prima o poi il mal d'Africa a noi passa.

A loro no.

Non è da stupirsi se dall'Africa ci portiamo via il mal d'Africa,

dal momento che abbiamo sempre portato via tutto.

Diamanti e avorio, oro giallo e oro nero, gazzelle e leoni, uomini e donne.

Noi lo chiamiamo mal d'Africa.

Loro dovrebbero chiamarlo mal d'Occidente.

Prima che i bianchi mettessero piede nel continente nero

Il mal d'Africa non esisteva.

Lo capisce anche un bambino.

(Soprattutto se africano)  

Cuore Nero 2008

Il calendario Cuore Nero 2008 si è distinto per la sua originalità: insieme alla bellezza delle foto e ai nomi dei giorni della settimana e dei mesi scritti in mooré, la lingua più diffusa in Burkina, il calendario ha colpito per la sua forma che riproduceva la sagoma dell'Africa. Le immagini hanno voluto mandare un messaggio esplicito, attraverso frasi prese da autori africani o ispirati alla spiritualità cristiana. Un brano di Papa Benedetto XVI ha particolarmente segnato il calendario: "L'impegno missionario resta pertanto, come più volte ribadito, il primo servizio che la Chiesa deve all'umanità di oggi, per orientare ed evangelizzare le trasformazioni culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo all'uomo del nostro tempo, in tante parti del mondo umiliato e oppresso a causa di povertà endemiche, di violenza, di negazione sistematica di diritti umani. A questa missione universale la Chiesa non può sottrarsi; essa riveste per essa una forza obbligante. Rendiamo grazie al Signore per i frutti abbondanti ottenuti da questa cooperazione missionaria in Africa e in altre regioni della terra". A queste parole sono affiancate numerose foto dei vari missionari conosciuti in Burkina Faso, dando così testimonianza al loro apostolato e all'impegno sempre più forte della comunità cristiana autoctona. Le giovani chiese sono veramente frutto dello Spirito, ma sono anche il frutto della cooperazione realizzata dalla secolare vitalità della tradizione cristiana. Oltre all'impegno nell'ambito educativo (scuole e laboratori artigianali) e sanitario (dispensari, ospedali e centri medici per la lebbra e la cura dell'AIDS) don Sandro ha voluto avere uno sguardo privilegiato alle strutture necessarie alle diocesi di Dori e Kaya e soprattutto a quella di Ouahigouya quali il Seminario, il monastero di Honda, le strutture dell'Ocades (Caritas) e soprattutto la cattedrale. L'impegno verso le missioni del Burkina Faso non si ferma certo qui: un container con tanto e prezioso materiale è in fase di allestimento per la spedizione a inizio del nuovo anno, come anche si sta mettendo in moto l'organizzazione per il prossimo viaggio di don Sandro ed alcuni volontari nel prossimo mese di febbraio. Il viaggio avrà anche lo scopo di incontrare tutti i missionari, visitare le varie missioni e documentare i tanti progetti realizzati negli anni per poter pubblicare un libro fotografico di tutta l'esperienza del progetto Missione Burkina Faso. Intanto, acquistando il calendario, anche chi non può andare direttamente "in missione" può sostenere l'opera delle missioni.

Cuore Nero 2009

Il calendario Cuore Nero 2009 è stato ufficialmente presentato sabato 20 dicembre durante la ormai tradizionale Cena di Natale per il Burkina Faso nei locali parrocchiali della Chiesa della Santissima Trinità al Pozzarello: una serata di solidarietà, di amicizia e festa per rinsaldare l'impegno verso le Missioni e le attività della chiesa del Burkina Faso. Adozioni scolastiche a distanza, sostegno ad opere sanitarie (ospedale, dispensari) e a strutture per le attività pastorali di una chiesa giovane e dinamica sono gli impegni che da anni la comunità di Porto S. Stefano con il suo parroco don Sandro stanno portando avanti grazie alla collaborazione e generosità di tante persone e istituzioni locali. Alla fine di Novembre, lo stesso don Sandro e don Gino, hanno partecipato nella Diocesi di Ouahigouya, al nord del Burkina, alla festa della Consacrazione della nuova e grande Cattedrale di Cristo Re dell'Universo: un'opera realizzata anche grazie al generoso contributo della parrocchia di Porto S. Stefano (impianto microfonico, impianto elettrico, pavimentazione, tinteggiatura interna ed esterna, la grande croce d'ingresso e il crocifisso ligneo sopra l'altare maggiore, arredi per la liturgia). Le immagini della nuova cattedrale hanno destato in tutti stupore e meraviglia sia per la grandezza del progetto portato a compimento, sia per la bellezza dell'opera realizzata nel pieno rispetto dell'arte e tradizione africana. Con orgoglio don Sandro ha mostrato la croce in ferro che sovrasta una mappamondo all'ingresso del portale, in quanto la chiesa è dedicata a Cristo Re e Signore dell'universo, croce che era stata inviata con un container proprio da Porto S. Stefano (proveniente dal campanile della chiesa dell'Immacolata). Alla fine della serata l'intervento dell'Abbè Kisito Ouedraogo, sacerdote burkinabè che studia a Roma e che spesso viene a Porto S. Stefano per il servizio pastorale, ha voluto sottolineare il profondo legame che unisce la comunità dell'Argentario con la savana africana del Burkina Faso. Ha soprattutto ricordato, ringraziando tutti, una frase che il suo vescovo Mons. Philippe è solito ripetere a chi dall'Italia s'impegna a favore dell'opera missionaria e della promozione umana: "si dà non perché si ha, ma si dà perché si ama". Le foto del Calendario testimoniano la bellezza e la dignità di un popolo e di una terra che pur segnati dalla povertà, dalle malattie e dalla siccità manifestano una grande voglia di credere al valore della vita come dono di Dio. Tema dominante del calendario sono i volti dei bambini, delle madri, degli anziani: in Africa gran parte della vita ruota intorno ai bambini, da quelli piccoli in braccio o sulla schiena delle madri, ai ragazzi intorno al pozzo, a scuola, riuniti spensierati attorno alle loro misere capanne di argilla. E poi le donne, sempre a lavoro, sempre in movimento, sulle loro spalle gran parte del lavoro e delle fatiche della famiglia, del villaggio, forse dell'intero "grande" continente nero. Nell'ultima pagina, il ruolo importante, unico, meraviglioso dei missionari, la cui attività di evangelizzazione, sulla scia dell'apostolo Paolo, non conosce soste perché ha la sua origine nell'amore di Dio. Un testo di papa Benedetto XVI ricorda il significato dell'opera missionaria: "Solo da questa fonte si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo".

Cuore Nero 2010

In missione nel cuore dell'Africa: le immagini del calendario Cuore Nero 2010 fanno da sfondo a quella che è l'unica e vera ragion d'essere della Chiesa, segno e strumento dell'azione di Dio, sul cui volto splende la luce di Cristo. Nel collage riassuntivo delle foto dell'ultima pagina spiccano le parole tratte dal Messaggio per la conclusione del Sinodo sull'Africa: «Coraggio, alzati!… Alzati, Chiesa d'Africa, Chiesa famiglia di Dio. Alzati, Continente Africano. Accogli con rinnovato entusiasmo l'annuncio del Vangelo perché il volto di Cristo possa illuminarti con il suo splendore». Il volto della Chiesa d'Africa viene riflesso sul volto dei suoi preti, delle sue suore, dei suoi catechisti, dei suoi laici, dei suoi figli e delle sue figlie che dall'incontro con il Vangelo sanno trarre piena esistenza, energia e vita. Le foto vogliono essere un omaggio agli uomini, alle donne, ai vecchi e ai bambini della savana. Nei loro occhi, nei loro volti riarsi dal sole e dall'harmattan, il vento sabbioso del deserto, abbiamo incontrato tanta voglia di vivere, tanto coraggio, tanta speranza. In un libro recentemente pubblicato, L'immaginario violato, Aminata Traorè, donna ed ex ministro della Cultura del Mali, ha descritto lo stato di decadenza del continente africano come l'inevitabile conseguenza della prepotenza del sistema mondiale e del suo disegno mercantilista e disumano. Perché l'Africa si riappropri di un progetto che sia solo suo, è necessario che si ricostituisca l'immagine che ha di se stessa, quella immagine che l'Occidente ha così tante volte violato, manipolato, sfruttato: bisogna che l'Africa scriva la parola fine alla violazione dell'immaginario. Con estrema lucidità scrive: "Dobbiamo sottrarre i nostri paesi all'impero e all'influenza della menzogna. «Tutto tranne le armi» è una delle iniziative dell'Unione Europea nei suoi rapporti con il continente africano. A nostra volta proponiamo ai padroni del mondo la parola d'ordine «Tutto tranne la menzogna»: la menzogna su noi stessi, sul nostro ruolo nella produzione delle ricchezze, sulle conseguenze della schiavitù, sulla colonizzazione, sul debito estero, sulle regole del commercio mondiale, su diritti dell'uomo e sulla democrazia. Più verità e più etica dissiperanno le nuvole che oscurano il cielo con il loro fardello di paure e di odio… La mondializzazione è un processo irreversibile, ma un altro mondo è possibile. Occorre un cambiamento dei cuori e degli spiriti… Oggi occorre costruire una visione più fraterna del mondo… Sono stanca delle immagini di un' Africa povera, derelitta, in guerra… Un'altra Africa è possibile, solo se un'altra Europa e un'altra Italia saranno possibili. Cominciamo a lottare contro l'indifferenza"

Cuore Nero 2011

Il calendario Cuore Nero 2011 si è caratterizzato mettendo in evidenza la solidarietà attraverso la forma delle adozioni scolastiche a distanza: è possibile garantire ad un bambino o ad una bambina in condizioni di emarginazione sociale, la possibilità di accedere all'istruzione scolastica, all'alimentazione e alle cure mediche. I benefici di tale forma di solidarietà non si limitano al minore sostenuto, ma si trasmettono alla sua famiglia che viene in tal modo alleviata dalle spese scolastiche e alla comunità di appartenenza, a cui sono dedicati interventi rivolti all'autosviluppo. Per questo sono state scelte le scuole dirette da una istituzione cattolica (tuttavia la scuola accoglie bambini o ragazzi di qualsiasi religione) e quelle più periferiche, nei villaggi della savana dove maggiori sono le necessità e le povertà. Ecco i nostri riferimenti:

- Scuola materna e ménagère di Nanoro e Boussé delle Suore Apostole del Sacro Cuore

- Scuola primaria Saint Dominique di Tougouri delle Suore Domenicane della Presentazione

- Scuole cattoliche (materna-primaria-secondaria) della Direction de l'Enseignement Catholique di Ouahigouya: Saint Marius A e B, Titao, Bourzanga, Gourcy, Kongoussi, Tikaré, Rouko, Loaga

- Seminario minore Notre-Dame de Nazareth di Ouahigouya

Il sostegno a distanza è un impegno morale, non legale, che può essere interrotto in qualunque momento. Perché aderire? Perché consenti ad un bambino privo di mezzi, la possibilità di migliorare la propria vita altrimenti destinata alla sofferenza. Perché aiutando un bambino, aiuti anche la sua famiglia. Perché il tuo sostegno contribuirà alla crescita della comunità in cui il bambino vive attraverso la realizzazione di programmi di sviluppo locale. Cosa riceve il sostenitore? Viene recapitata una scheda, con i dati anagrafici e una breve storia del bambino assegnato unitamente ad una sua foto. Periodicamente, almeno 1 volta l'anno, viene inviata una lettera o una informativa specifica sul bambino/a sostenuto. Il sostegno a distanza è speciale perché …

• ci consente di aiutare un bambino, una famiglia, una comunità senza sradicarli dal proprio ambiente, dalla propria cultura e dalle proprie tradizioni;

• ci fa conoscere e avvicinare i problemi della povertà;

• è uno strumento di educazione multiculturale;

• è un gesto di condivisione;

• è un impegno costante;

• ci chiama ad essere protagonisti attivi del gesto solidale e a impegnarci in prima persona;

• ci aiuta ad acquisire una mentalità nuova, uno stile di vita diverso che non conosce confini;

• ci educa alla corresponsabilità mondiale ;

Cuore Nero 2012

Nell'avvicinarsi delle festività natalizie è stato realizzato l'ormai atteso calendario con le foto più significative del Progetto-Missione Burkina Faso. Cuore Nero 2012 ci accompagnerà per i dodici mesi in un viaggio fatto soprattutto di volti, quelli dei bambini, delle madri, degli anziani perchè in Africa gran parte della vita ruota intorno ai bambini, da quelli piccoli in braccio o sulla schiena delle madri, ai ragazzi intorno al pozzo, a scuola, riuniti spensierati attorno alle loro misere capanne di argilla. E poi le donne, sempre a lavoro, sempre in movimento, sulle loro spalle gran parte del lavoro e delle fatiche della famiglia, del villaggio, forse dell'intero "grande" continente nero. Nell'ultima pagina, il ruolo importante, unico, meraviglioso dei missionari, la cui attività di evangelizzazione, sulla scia dell'apostolo Paolo, non conosce soste perché ha la sua origine nell'amore di Dio. Un testo di papa Benedetto XVI ricorda il significato dell'opera missionaria: "Solo da questa fonte si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo". Il ricavato del calendario è sempre finalizzato al Centro medico di Bam e andrà ad aggiungersi alla somma raccolta dalla vendita del libro di don Sandro Destinazione Santiago.

Cuore Nero 2013

Il calendario Cuore Nero 2013 si presenta con una veste tipografica particolare e suggestiva: in copertina la sagoma dell'Africa su uno sfondo nero bordato d'oro con in evidenza una scultura in bronzo dell'artigianato del Burkina Faso. Le foto dei vari mesi presentano la vita quotidiana dei villaggi del paese sub-sahariano: mercati, cercatori d'oro, allevatori, coltivatori del miglio, fabbricazioni di mattoni d'argilla, donne che attingono acqua. La vendita del calendario va ad aggiungersi al ricavato del libro di don Sandro Destinazione Santiago, pubblicato nell'agosto del 2012 da Moroni editore: una copia è stato donata dallo stesso don Sandro a Papa Francesco durante la partecipazione della comunità parrocchiale santostefanese all'Udienza del mercoledì in Piazza San Pietro. La vendita del libro ha permesso la costruzione della Cappella e di un padiglione destinato a laboratorio di analisi e radiologia del Centre Mèdical di Bam, un piccolo ospedale della Diocesi di Ouahigouya a servizio di una popolazione di circa 200.000 persone in una zona ai margini del deserto del Sahel. L'impegno solidale verso il Centro medico di Bam sarà l'obiettivo dei prossimi impegni e delle diverse iniziative tra cui l'ultimazione di un libro fotografico Burkina Faso. Missione CuoreNero: la Maremma per l'Africa, che uscirà si spera entro l'anno o al più tardi alla fine del mese di gennaio 2014: con il ricavato di questo libro, don Sandro insieme ai suoi collaboratori, spera di poter completare gli altri padiglioni (pediatria, medicina generale, oftalmologia) e dotare così l'intero centro ospedaliero di funzionali e adeguate attrezzature.  

Cuore Nero 2014

Alla fine di ogni anno esce a cura del Gruppo Missione Burkina Faso, il calendario Cuore Nero 2014 presentando due importanti novità: innanzitutto le foto dei vari pellegrinaggi fatti a piedi da don Sandro a Santiago di Compostella realizzando così un ponte o meglio un cammino di solidarietà tra l'esperienza spirituale del pellegrinaggio e quella della missione. Le foto del cammino vanno così ad arricchire quello che ormai è un calendario di grande livello, sia per la grafica (curata dalla CF&M di Grosseto), sia per le immagini sempre straordinarie e soprattutto per la finalità benefica a cui è destinato. La seconda novità è che finalmente nel gennaio 2014 ha visto la luce un gran libro fotografico Burkina Faso. Missione Cuore Nero: la Maremma per l'Africa di 268 pagine e oltre 600 foto di varie dimensioni. Il libro è il racconto per immagini della solidarietà verso il Burkina Faso. Dal 2001 al 2013 il "PROGETTO CUORENERO" ha raccolto 1.016.670€. per ospedali, dispensari, lebbrosari, orfanotrofi, chiese, scuole, adozioni scolastiche a distanza, attrezzature didattiche e religiose, pozzi, pompe, pannelli solari, generatori di corrente. Tutto questo è stato possibile grazie alla sensibilità di aziende, associazioni umanitarie, di volontariato e amministrazioni pubbliche della Costa d'Argento e soprattutto a tante persone che generosamente hanno contribuito con la loro piccola e grande offerta. Nel mese di febbraio don Sandro si è recato con alcuni volontari in Burkina per l'inaugurazione di un Campo sportivo polivalente nel Seminario di Ouahigouya dedicato alla memoria di don Maurilio Carrucola nel terzo anniversario della sua prematura scomparsa e per l'inaugurazione del laboratorio di analisi e della cappella del Centre medical di Bam. Veramente il cammino della solidarietà non ha confini tanto è generoso il cuore della terra di Maremma. Durante il soggiorno in Burkina don Sandro ha incontrato l'amico arcivescovo di Ouagadougou Mons. Philippe Ouedraogo, creato Cardinale nel Concistoro del 22 febbraio da Papa Francesco: un bel riconoscimento questo oltre che per la persona del vescovo anche per tutta la chiesa burkinabè. Il Progetto Cuore Nero ha proprio come caratteristica la cooperazione missionaria tra le nostre antiche comunità cristiane e le giovani chiese, povere sì di mezzi e strutture ma ricche di entusiasmo e vitalità religiosa.  

Cuore Nero 2015

Puntuale ogni anno nei primi giorni di dicembre esce Cuore Nero 2015 per raccontare le Missioni in Burkina Faso. Le foto del calendario hanno il volto sereno, divertente, qualche volta melanconico, curioso e ironico dei bambini e giovani della savana. I giovani e i ragazzi sono il futuro di questo paese sempre in bilico tra povertà e sviluppo, tra miserie e creatività, tra malattie e voglia di riscatto. Alla fine del 2014 il Burkina Faso è stato sulle cronache internazionali e nella ribalta televisiva per la sollevazione di massa che ha destituito, dopo 27 anni di potere, il presidente-padrone Blaise Compaorè. Tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre c'è stato l'abbattimento di un regime che ormai di democratico aveva ben poco, soprattutto a motivo della dilagante corruzione, spreco di denaro pubblico e incapacità della classe politica a venire incontro alle legittime aspirazioni e rivendicazioni sociali ed economiche della totalità del popolo burkinabè. In questo momento si è aperta una fase di transizione democratica verso libere elezioni e anche il ruolo della Chiesa cattolica sta sempre più emergendo a servizio delle parti più deboli e indifese della popolazione. Il calendario Cuore Ner0 2015 ha voluto rappresentare attraverso i volti dei suoi giovani la grande forza umana e il desiderio di osare inventarsi il proprio futuro da parte delle nuove generazioni: oser inventer l'avenir è la frase del compianto ex presidente Thomas Sankara che accompagna mese per mese il succedersi delle foto che ritraggono i bambini, i ragazzi e i giovani nelle quotidiane occupazioni, compresi i momenti sportivi della passione calcistica durante la disputa della CAN, la Coppa d'Africa per Nazioni, torneo nel quale per la prima volta nella sua storia il Burkina arriva fino alla finalissima con uno entusiasmante secondo posto. Il calendario vuole continuare, dopo il libro Burkina Missione Cuore Nero. La Maremma per l'Africa uscito nel 2014, il suo viaggio tra i colori e le speranze di un popolo fiero che tra mille difficoltà cerca la strada del riscatto sociale ed economico e della propria dignità. Il ricavato della vendita sarà impiegato al completamento di un altro padiglione del Centre Medical di Bam, centro che negli anni è cresciuto e si è dotato di strutture e apparecchiature sanitarie per venire incontro alle patologie più varie (malaria, aids, lebbra, malattie respiratorie e della malnutrizione) di cui sono affetti le popolazioni dei villaggi, soprattutto le donne e i bambini.

Cuore Nero 2016

Il calendario Cuore Nero 2016 quest'anno presenta alcune caratteristiche anche geografiche del Burkina Faso, paese dalle mille contraddizioni, dove etnie e religioni diverse convivono pacificamente, ma dove è dura la vita a causa della desertificazione, del clima, delle condizioni igienico-sanitarie, delle malattie endemiche come la malaria e quelle più moderne come l'AIDS, l'analfabetismo, lo sfruttamento delle poche risorse agricole e del sottosuolo da un colonialismo economico duro a morire. In questa situazione emerge il ruolo della giovane ed entusiasta chiesa burkinabé. Ormai i missionari venuti dall'Europa stanno pian piano venendo meno e numerose vocazioni maschili e femminili locali che portano avanti l'evangelizzazione e la promozione umana. Ecco allora che il ricavato del calendario va anche a sostenere le strutture ecclesiali come il Seminario minore di Ouahigouya e di Koupela, il monastero delle clarisse di Saye e quello dei piccoli fratelli di Charles de Foucauld di Honda, il Seminario maggiore di Ouagadougou e alcune parrocchie dei villaggi più isolati della savana. Il calendario Cuore Nero 2016 allora mette in evidenza nell'ultima pagina alc uni di questi missionari: mons. Prosper Kontiebo e fratel Vincenzo con due giovani religiosi camilliani, suor Edwige e alcune consorelle Domenicane della Presentazione di Toessè, suor Philomene con alcune novizie Apostole del Sacro Cuore, l'abbé Dieudonné Ouedraogo con alcuni studenti teologi del Seminario maggiore di Bobo Dioulasso, la seconda città e capitale economica del Burkina. Il sostegno finanziario è fondamentale ma importante è anche l'incontro personale, lo scambio di esperienze, la condivisione della preghiera e dell'unica fede in Gesù Cristo, salvatore e fratello universale di tutti gli uomini. La messa con i seminaristi, la partecipazione al pellegrinaggio della Diocesi di Tenkodogo, la grande celebrazione eucaristica al Santuario mariano nazionale di Yagma sono stati eventi ecclesiali a cui don Sandro e gli altri componenti il gruppo hanno partecipato. Una chiesa giovane, piena di vita, di entusiasmo, di speranza, che non si vuole arrendere e soprattutto non vuole aver paura di testimoniare pubblicamente la propria fede senza imporla a nessuno. Una chiesa in uscita, secondo la felice espressione di Papa Francesco, in uscita e per questo libera da condizionamenti e tradizioni ormai non più all'altezza dei tempi. Una chiesa quella del Burkina certamente non perfetta ma capace di puntare in alto e ricca di grande vitalità, da cui anche la nostra chiesa europea e italiana ha tanto da imparare e forse da imitare.

Cuore Nero 2017

Nel mese di novembre 2017 don Sandro ha anticipato il suo annuale viaggio in Burkina accompagnato dal suo giovane nipote Marco, il quale è rimasto letteralmente coinvolto e forse anche un po' sconvolto dalla vita così difficile dei bambini, dei ragazzi, dei giovani e delle donne soprattutto di questo lontano paese africano. I giovani sono la ricchezza di questo popolo fiero, un popolo che non accetta di rassegnarsi alla sua condizione di miseria e povertà. La giornata più dura del viaggio è stata la visita al sito artigianale dei cercatori d'oro più grande di tutto il Burkina, la miniera di Alga. Accompagnati dal parroco di Bourzanga, l'abbé Bertrand e da una suora che lì va ogni tanto per un po' di assistenza religiosa e sanitaria, don Sandro e Marco hanno potuto conoscere le miniere d'oro della sofferenza, dove circa 7.000 persone, per lo più bambini, ragazzi e giovani lavorano in condizioni disumane, sotto un sole implacabile, in mezzo a polveri tossiche. Nessuna protezione e nessuna sicurezza, legati ad una corda si calano in pozzi profondi anche 170 metri, scavati a colpi di dinamite, con il rischio continuo di frane e mancanza di ossigeno. A mano estraggono dalle vene aurifere il materiale che viene portato in superficie in pesanti sacchi per la pulitura. Molti per andare avanti usano anfetamine, per ridurre l'ansia e diminuire la fame. Una vera bolgia infernale! E' purtroppo il volto di un'Africa ancora e sempre sfruttata, umiliata, schiavizzata. Al ritorno dal viaggio, è arrivato fresco di stampa per il decimo anno il calendario Cuore Nero 2017, un'edizione speciale, di lusso con la copertina nera bordata d'oro, dove fanno bella mostra le dieci precedenti copertine di questo calendario così speciale e coinvolgente. All'interno raccolte le foto più significative delle varie edizioni: volti, paesaggi, scorci di vita semplice, villaggi circondati da sabbia e baobab, mercati dai vari colori, città invase dal traffico e dal caos di persone sempre in continuo movimento, a piedi, in bicicletta, su motociclette e camion che sputano fumo denso, su piccoli esausti asinelli e perfino su assonnati dromedari. Due pagine del calendario infine dedicate ai volti dei tanti missionari, vescovi, sacerdoti, seminaristi e suore che sono l'anima della testimonianza cristiana in questa terra riarsa dal sole e dall'harmattan, il caldo vento del deserto che quasi simbolo biblico del vento dello Spirito dà slancio, entusiasmo e coraggio ad una chiesa giovane, capace di sognare il proprio futuro.  

Cuore Nero 2018

Cuore Nero 2018: il calendario, ormai un appuntamento classico e atteso alla fine dell'anno dalla comunità dell'Argentario ma anche di tante altre persone legate in vario modo alla Missione in Burkina Faso, si presenta ancora una volta con una veste grafica originale, dove le immagini riescono a parlare da sole e a trasmettere un prezioso spaccato della vita di questo popolo. Le foto narrano così un paese di grandi differenze, le sue mille contraddizioni, il suo caos di colori e sapori, la vitalità della sua gente che s'industria a tutto pur di sopravvivere e a sorridere alla vita. Ecco, sorridere alla vita, è sicuramente il motivo dominante che troviamo lungo le pagine dei dodici mesi: le donne che raccolgono acqua dai pozzi o che battono il miglio, i bambini che si incontrano ovunque, per strada, sulle bici, nei carretti, in collo alle giovani madri, nelle malmesse aule delle scuole o tra i banchi sgangherati delle chiese. E poi i giovani, forse meno sorridenti dei bambini, ma sempre fieri e orgogliosi della loro storia, anche quando li vedi stipati e ammassati nei camion o sfruttati e sporchi di sabbia e fango a scavare nelle miniere d'oro. Le miniere d'oro, l'ultima grande illusione e l'ennesimo sfruttamento di questa gente. Il calendario allora in un reportage degno del miglior cronista racconta la condizione di questi giovani in una delle miniere d'oro artigianali più simili ad una bolgia infernale, uno di quei luoghi fuori dal mondo dove schiavitù, violenza, fatica, sudore, percosse e violenze di ogni genere hanno il sopravvento su tutto e su tutti. Per questo il calendario serve anche a raccontare uno spaccato dell'Africa e in questo caso del Burkina dove il tempo sembra si sia fermato all'età della pietra e valga ancora la legge del più forte. Il ricavato della vendita sarà destinato alla comunità di Bourzanga nel cui territorio si trova la miniera di Alga: in questo luogo infernale, lungo un pendio brullo ricoperto di polvere grigia e crivellato da centinaia di buchi, profondi perfino 170 metri, vivono e si ammassano migliaia di persone, un formicaio di disperati che ogni giorno si calano con verricelli artigianali nelle viscere della terra per raggiungere le falde aurifere ed estrarre tonnellate di terra per poi setacciarle con la speranza di poter trovare qualche grammo d'oro. Più che una miniera d'oro, una miniera di sofferenza e schiavitù, illusione e desolazione.  

Cuore Nero 2019

L'atteso calendario Cuore Nero 2019 si presenta questa volta, grazie alla fantasia creativa dello studio grafico Relecon srl di Grosseto, in una veste grafica originale e innovativa: le foto della Missione e del Burkina passano in secondo piano, anzi fanno da sfondo a delle pitture artistiche simili a graffiti che riproducono come dei piccoli pupazzi animati la vita quotidiana degli abitanti di questo paese, soprattutto chi ancora oggi vive e lavora nei villaggi della savana. E' in qualche modo un omaggio ad un paese creativo nelle sue espressioni artistiche ma ancora primitivo, lento nei cambiamenti strutturali e culturali, un paese alle prese con una crisi economica e sociale endemica, il cui territorio è ormai segnato dalla desertificazione, dalla carenza di acqua, soprattutto quella potabile e dalla mancanza di materie prime che lo espongono ad uno sviluppo incerto e non sempre corrispondente alle vere necessità e priorità. Solo nella capitale e in qualche altra città come Bobo Doulasso e Banfora si avverte un leggero cambiamento, il resto del paese, le campagne e i villaggi della savana sono ancora arretrati, soggetti più che mai al clima meteorologico. Un paese ancora troppo dipendente dai cosiddetti aiuti umanitari. Anche il vento di rinnovamento socio-politico che si respirava negli ultimi due anni, pur tra le paure degli attentati e le oscure manovre militari a seguito dell'insurrezione popolare che aveva deposto dopo 27 anni di governo il presidente Blaise Compaore, ora sembra quasi del tutto ricoperto dalla poussiére, la tremenda polvere rossastra che si trova dappertutto e che senti addosso e in gola appena scendi dall'aereo nello sgangherato e mai ultimato nei lavori aeroporto internazionale di Ouagadougou.  

Cuore Nero 2020

Il calendario CuoreNero 2020 porta il grido je suis burkinabé per esprimere solidarietà e amicizia, ma anche per attirare l'attenzione sui numerosi attentati che in questi ultimi due anni hanno devastato il paese: soprattutto è in atto una vera e propria persecuzione contro i cristiani, nell'indifferenza dell'Occidente che vende le armi ai terroristi anzichè fermarli. Il Burkina Faso, paese dell'Africa sub-sahariana tra i più poveri del mondo, patria della convivenza pacifica fra etnie e religioni diverse, sta attraversando una gravissima crisi sociale che provoca insicurezza e destabilizza il paese: diversi attentati terroristici hanno seminato morte e paura, creato migliaia di profughi, abbandono di villaggi, chiusura di scuole e delle già precarie attività produttive (agricoltura, allevamento, commercio, artigianato). Dopo gli attentati del 2016 al Capuchino Cafè e allo Splendid Hotel, del 2017 al ristorante Aziz Istabul e nel marzo 2018 alla sede dell'ambasciata francese a Ouagadougou sono state numerose le azioni terroristiche che hanno colpito non solo la capitale ma si sono estese in altre zone del paese, soprattutto al centro nord verso il Mali. Alla fine del 2018 nella zona di Ouahigouya oltre 300 scuole cattoliche sono state chiuse, alcune sono state poi bruciate. Ma soprattutto nel 2019 che c'è stato un boom di attacchi : il rapimento a marzo di un sacerdote a Djibo, ad aprile uccisioni e saccheggi a Dori nella provincia di Soum, in maggio a Dablo una strage di fedeli, sacerdote compreso, durante la messa, a Zimtenga durante una processione, a Titao e in altri villaggi fino all'ultima strage, domenica 1 dicembre in una chiesa protestante. Oltre ai luoghi di culto cristiani, in questi ultimi mesi, numerosi sono stati gli attacchi e raid terroristici anche contro le moschee, diverse caserme ma soprattutto sono i villaggi più isolati quelli presi di mira. Per questo in alcune regioni molta parte della popolazione è costretta a fuggire, abbandonando le loro case, con conseguenze facilmente immaginabili per la già fragile economia del Burkina, segnata dalla siccità del 2017 e da una diffusa carestia nel 2018. Questa situazione non può lasciare indifferenti, ecco allora il nostro contributo, il nostro grido Je suis burkinabé espresso in ogni pagina del calendario per intensificare la nostra solidarietà e cooperazione verso un popolo fiero, integro e libero, un popolo che sentiamo vicino e amico. Soprattutto in questo momento difficile, in cui anche la speranza sembra vacillare sotto i colpi delle armi e delle bombe, il Progetto CuoreNero vuole guardare avanti con fiducia, senza rassegnarsi alla violenza e al terrore, ma impegnarsi ancora di più con forza e determinazione  

Cuore Nero 2021

Il Calendario Cuore Nero 2021, uscito come tradizione prima di Natale, segna un traguardo veramente importante: venticinque anni dal primo viaggio in Burkina di don Sandro. Ogni mese, come un album di foto su cornici d’argento, racconta questa straordinaria avventura. Ecco le parole che accompagnano immagini di persone e luoghi ormai divenuti familiari: “era il febbraio 1996 e per la prima volta salii le scalette dell’Air France con destinazione Ouagadougou, Burkina Faso. Fu per me il primo viaggio in terra africana per conoscere sul campo i missionari, il loro impegno nell’evangelizzazione, nella promozione umana e solidarietà, e soprattutto sperimentare da vicino la missione della Chiesa oltre i confini della vecchia Europa. L’anno prima ero stato con don Franco Rapullino, sacerdote napoletano e amico fin dai tempi del Seminario, a Manila per la Giornata Mondiale della Gioventù ed avevo assaporato il clima e la vita delle missioni, ospite di una comunità religiosa nella periferia della grande capitale delle Filippine.  Ma con l’Africa e soprattutto il Burkina Faso, fu amore a prima vista. Per tre anni accompagnai don Lido Lodolini, che mi aveva coinvolto in questa avventura  in altri viaggi nel paese sub-sahariano, ospite soprattutto dei Padri camilliani. Poi pian piano, prima come parroco di Albinia poi a Porto S. Stefano, il viaggio annuale in Burkina divenne parte integrante del mio ministero coinvolgendo diverse persone che in tutti questi anni mi hanno accompagnato, seguito, aiutato in quello che è diventato il progetto CuoreNero-Missione Burkina Faso. Ho percorso tanti chilometri lungo le piste polverose e sconnesse della savana, visitato villaggi, scuole, dispensari, orfanotrofi, ospedali e lebbrosari, comunità religiose ma soprattutto conosciuto missionari italiani e tanti sacerdoti, religiosi, religiose burkinabé. Ricordarli tutti è quasi impossibile, l’elenco sarebbe lungo e allora mi limito solo a quelli che non ci sono più come padre Celestino di Giovambattista, camilliano e parroco della parrocchia Saint Camille di Ouaga, o padre Gilbert Compaoré, anche lui camilliano, grande amico con cui ho passato giorni indimenticabili a Nanoro, il cui Centro medico negli anni è diventato un efficiente ospedale. Il piccolo fratello Emmanuel Kalmogo di Honda dagli occhi luminosi e penetranti, l’aspetto di un antico eremita del deserto; mons. Georges Fonghoro, vescovo di Mopti nel Mali, con il quale ho potuto collaborare poco per la sua prematura morte e soprattutto per la guerra fratricida che ha sconvolto il suo paese. E poi non posso non ricordare due grandi suore, Sr Maria Ribadeneira, ecuadoriana, sempre sorridente con in braccio i bambini nati prematuri del CREN di Tougouri e Po; Sr Ester de Falco, recentemente scomparsa, continuamente in movimento alla guida della sua scassata Land Rover e assediata dai suoi alunni dell’ école maternelle di Nanoro e Boussé. I volti, la vita, la testimonianza di queste persone rimarranno indelebili per me, come anche i volti dei tanti missionari che ancora sono oggi sono all’opera in questo straordinario Paese degli uomini integri (questo significa Burkina Faso). E’ anche grazie a loro che questi venticinque anni sono stati ricchi di esperienze, intensi, con tanti progetti e opere messe in atto in piena collaborazione con  una giovane chiesa locale dinamica, entusiasta, generosa della diffusione del vangelo. In questo veloce ricordo dei venticinque anni d’impegno per il Burkina Faso non posso dimenticare alcune figure che sono ancora oggi per me e per tanti un punto di riferimento: padre Salvatore Pignattelli, anche lui camilliano, medico pediatra, che ha celebrato il 50° di sacerdozio lo scorso settembre; fratel Vincenzo Luise, l’amico e fratello dei lebbrosi; sr Bartolomea Casu, ancora oggi nonostante gli ottanta anni pienamente attiva a Koupela e nei villaggi più isolati della savana e il Card. Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, pastore vicino alla gente e soprattutto ai preti e ai religiosi, grande organizzatore, uomo di profonda spiritualità e visione pastorale che in qualche modo ricorda nei tratti e nell’attività i padri fondatori della Chiesa del Burkina Faso, quei Padri Bianchi che per primi all’inizio del novecento promossero la diffusione della fede cristiana nell’allora Alto Volta.    Grazie Burkina Faso – Barka Burkina Faso”.